Finanziamenti e prestiti con le criptovalute

Le criptovalute possono essere uno strumento per finanziare attività imprenditoriali o progetti. L’equity crowdfunding è uno strumento ben noto. Con la legge di Bilancio 2019, fornisce agevolazioni fiscali pari al 40% - 50% investendo in start-up innovative, a vocazione sociale o nell’ambito energetico.


Pochi sanno che il finanziamento può avvenire anche con i capitali in crypto. Il vantaggio? Con la situazione economica attuale ed i comportamenti delle banche, sempre più persone cercano una rendita e una riserva di valore alternative.

Chi non desidera tenere le criptovalute, non è obbligato a farlo. Il finanziamento o il prestito possono essere ricevuti in euro o in altre valute a corso forzoso anche se devoluti in crypto.

Il valore viene calcolato all’istante, evitando fluttuazioni di mercato.

Dal punto di vista fiscale e normativo tutto è regolamentato e non comporta adempimenti supplementari.


Token crowdfunding

Molte società e progetti nuovi utilizzano le IPO, Offerte Pubbliche Iniziali, quotate presso le borse italiane o estere. Il lancio di un’IPO richiede tempo, (mesi, a volte anche 3 anni) e ha dei costi alti fra tasse e certificazioni. Un’alternativa? Il token crowdfunding. Questi sono i tre strumenti più conosciuti, ma ve ne sono altri:


  1. Initial Coin Offering (ICO)

  2. Initial Exchange Offering (IEO)

  3. Security Coin Offering (STO)


Le Initial Coin Offering (ICO) erano popolari negli anni 2017-2018. Nel 2017 furono lanciati 875 progetti che raccolsero più di 6 miliardi di dollari. Nel 2018 i progetti erano 1.253 e raccolsero in totale 8 mld di dollari.

Bastava che il titolare creasse un utility token utilizzando gli smart contract ed erano sufficienti competenze informatiche di base. Gli utility token sono dei voucher spendibili all’interno di un ecosistema chiuso ed in Italia non sono soggetti alla legislazione sui mercati finanziari. Nel 2017 pochi capivano questa tecnologia e furono orchestrate tante truffe. Oggi le ICO esistono ancora, ma hanno perso molto della loro attrattiva.


Le Initial Exchange Offering (IEO) sono interessanti: simili alle ICO, ma effettuano la distribuzione dei token attraverso gli Exchange autorizzati come Binance, Bitmax, Bittrex, KuCoin ed altri. Il titolare del progetto riconosce all’Exchange una parte dei propri token ed una percentuale sulle vendite. In cambio i token vengono quotati durante e dopo la fase di lancio dell’IEO.

Naturalmente l’Exchange ha tutto l’interesse a scegliere un progetto con buone probabilità di riuscita e a fornirgli il proprio supporto. I partecipanti, invece di interagire direttamente con uno smart contract, creano un wallet su Exchange, all’interno del quale possono accumulare e scambiare i token.


I Security Coin Offering (STO) sono nati nel 2018 e riscuotono molto interesse.

I security token hanno valore a prescindere dal loro ecosistema e vengono acquistati in base alle prospettivo di ROI. Rispetto alle IPO, le STO hanno minori costi di commissione, sono più veloci e più sicuri grazie alla blockchain.

L’Italia non ha ancora completato l’iter per la formulazione di una legge specifica in materia, ma diversi Stati tra cui Malta, Svizzera, Germania o Lussemburgo sono già pronti e attirano capitali. Gli USA che hanno adottato una legislazione troppo rigida, scoraggiano gli investitori.


Un prestito veloce e sicuro


Tramite alcune piattaforme specializzate è possibile ottenere dei prestiti in criptovalute. I fondi posso provenire da tutto il mondo e le operazioni sono molto veloci.

Fino a quando si opera solo in crypto, le piattaforme non hanno dei “costi nascosti” o commissioni di cambio. Nel momento della conversone in euro o in altre valute fiat, il tasso è quello applicato dagli Exchange (1-3%).

Le piattaforme di prestiti in crypto possono essere centralizzate o decentralizzate, fra le più importanti vi sono Nexu e BlockFi. La prima è centralizzata ed accetta oltre 45 valute fiat. Il prestatore riceve interessi pari all’8%, liquidati anche su base giornaliera. La seconda è decentralizzata, i mutuatari pagano il 4,% di interessi, i finanziatori ne ricevono 3,3% su ETH e 6,2% su BTC. Tutte le transazioni hanno una copertura assicurativa.