Crypto e fisco

Agenzia delle Entrate


Risoluzione n. 72/E del 2016

Interpello n. 956-39/2018


L'Agenzia delle Entrate considera le criptovalute monete alternative alle monete fiat (tradizionali).

Tale definizione è in contrasto con la:

  1. definizione della Corte di Giustizia Europea (Causa C-264/2014 Hedqvist): “Bitcoin (o altre crypto monete) non sono valute aventi corso legale ma mezzi di pagamento equiparabili.”

  2. Legge 12/2019 chiamata Decreto semplificazioni che le considera “Attività di natura digitale il cui trasferimento è basato sull’uso della crittografia e sulla Distributed Ledger Technology”

  3. Banca d’Italia che in conformità con la Banca Centrale Europea specifica che le criptovalute: non svolgono le funzioni economiche della moneta, non integrano la moneta da un punto di vista giuridico e legale, non conferiscono diritti di carattere economico (es: cedole e/o dividendi) e non rappresentano passività di un ente emittente.


Acquisto/vendita criptovalute:

TRADING ONLINE

L’acquisto tramite un broker o una piattaforma di trading online è da considerarsi trading di moneta virtuale. I guadagni verranno tassati al 26% nel momento di prelievo dei fondi dal conto in banca.

EXCHANGE

L’acquisto diretto, attraverso un Exchange provider comporta la tassazione nel momento della conversione in euro.


Tassazione

IMPRESE

Le cpriptovalute sono considerate valuta estera. Non c'è l'obbligo di dichiarare allo Stato o all’Agenzia delle Entrate quante criptovalute si possiedono, ma è necessario dichiarare le operazioni effettuate come avviene per le altre valute (euro, dollari, ecc.)

L’impresa che incassasse criptovalute e sceglie di conservarle su un proprio wallet per venderli in una fase successiva, pagherà le tasse nel momento in cui verrà rilevata la plusvalenza.

PERSONE FISICHE

Non c'è l'obbligo di dichiarare allo Stato o all’Agenzia delle Entrate quante criptovalute si possiedono. La moneta virtuale è considerata alla stregua di una valuta estera. Le conversioni in euro sono considerate operazione di cambio valuta, quindi non soggette ad IVA.

Tuttavia, se per almeno 7 giorni consecutivi il valore di criptovalute sul conto supera la soglia di 51.645,69€, l’attività finanziaria è ritenuta “a scopo speculativo”. In questo caso (e solo in questo caso) l’Agenzia delle Entrate impone il pagamento delle tasse sulle eventuali plusvalenze.


UTILITY TOKEN tramite ICO


Gli utility token costituiscono una forma di finanziamento, utilizzato da start-up o da soggetti che intendono realizzare un determinato progetto. La società che emette e vende al pubblico un utility token (token che consente al possessore di ottenere dei beni o servizi) attraverso una Initial Coin Offering può ottenere in cambio valuta tradizionale o criptovalute.


Per l’acquirente, principalmente, persone fisiche non esercenti attività di impresa commerciale, si tratta di una forma di investimento sotto forma di voucher, cioè strumenti che conferiscono al detentore il diritto a beneficiare di determinati beni e/o servizi.


La cessione degli utility token è riconducibile per l'Agenzia delle Entrate, ad una mera movimentazione finanziaria non rilevante agli effetti dell’IVA. L’imposta si renderà esigibile solo al momento in cui i beni saranno ceduti o i servizi prestati, cioè i token verranno spesi.

Imposta diretta: l’operazione di cessione degli utility token da parte della società istante, qualora sul piano contabile l’operazione sia rappresentata come una mera movimentazione finanziaria in applicazione dei corretti principi contabili, l’Agenzia delle Entrate ritiene che la stessa non assuma autonoma rilevanza fiscale ai fini IRES

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, inoltre, che le somme incassate a fronte dell’assegnazione dei citati utility token non concorrono alla formazione della base imponibile IRAP.

UTILITY TOKEN come compenso ai propri amministratori e dipendenti

Sono considerati redditi di lavoro dipendente per i percettori, da assoggettare a ritenuta d’acconto, a condizione che, nel periodo d’imposta, il “valore normale” da attribuire a tale forma di retribuzione sia superiore a 258,23 euro.

UTILITY TOKEN come redditi delle persone fisiche

Se sono stati acquisiti al di fuori dell’esercizio di una attività di impresa, per l’Agenzia delle Entrate costituiscono rapporti da cui deriva il diritto di acquistare a termine (quando sarà disponibile) il prodotto o il servizio e, pertanto, sono suscettibili di generare un reddito diverso (art. 67, comma 1, lett. c-quater), del T.U.I.R.).

Tali redditi diversi di natura finanziaria devono essere indicati nel quadro RT del Modello Redditi – Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26%.



ESEMPI DI TASSAZIONE DELLE CRIPTOVALUTE NEL MONDO


Svizzera - Ricavi assoggettati all’imposta sul patrimonio, senza un'aliquota fissa

USA - Le cripto sono una proprietà, soggette alle stesse tasse di un immobile

Germania - Le cripto sono denaro privato e tassate al 25%

Polonia - Le cripto sono un mezzo di scambio nell’e-commerce, tassate tra il 18 - 25%

Giappone - Le cripto sono un metodo di pagamento, tassato al 20%

Sud Corea - Le cripto sono un metodo di pagamento, tassato al 24,2%

Gran Bretagna - Tassati i ricavi con 3 scaglioni fiscali: 20, 40 e 45%

Canada - Tassati i ricavi con 2 scaglioni: 25 e 50%

Russia - Tassati i ricavi al 13%

Thailandia - Tassati i ricavi al 15%

Sud Africa - Tassati i ricavi, l’aliquota varia dal 18 al 45%


CRIPTOVALUTE E LA NORMATIVA SULL’ANTIRICICLAGGIO


La Quarta direttiva antiriciclaggio recepita in Italia con il dlgs. 90/2017 aveva introdotto la vigilanza sugli exchange e l’obbligo di iscrizione al registro dell’Oam, l’Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.


La Quarta direttiva antiriciclaggio recepita in Italia con il dlgs. 125/2019 ed entrata in vigore l’11 novembre 2019 ha esteso gli obblighi anche ai prestatori di servizi di portafoglio digitale (wallet).


Gli exchange e i wallet vengono equiparati agli intermediari bancari e sono obbligati a:

  • Svolgere adeguata verifica della clientela (compreso il titolare effettivo) e fornire alle autorità competenti, che lo richiedano, il nome dei proprietari degli asset digitali

  • Conservare dati per almeno 10 anni

  • Rifiutare somme in contanti per importi superiori a 2.999,99€

  • Segnalare le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo



Privati: misure specifiche

Le Financial Intelligence Units (UIF in Italia) possono acquisire informazioni per associare gli indirizzi della valuta virtuali (wallet privati) alle identità dei proprietari.


Cooperazione e scambio di dati ai fini fiscali

Dlgs. 231/2007, articolo 9

I dati e le informazioni acquisite nell’ambito di ispezioni e di controlli antiriciclaggio, di approfondimenti investigativi anche nell’ambito internazionale o di S.O.S. sono utilizzabili ai fini fiscali


Dlgs. 125/2019, articolo 12

Le Autorità (MEF, Autorità di vigilanza di settore, UIF, DIA e Guardia di Finanza) possono cooperare fra loro anche in deroga al segreto d’ufficio